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Arrivati ad Amritsar, non ci mettiamo molto a capire quale sarà il nostro prossimo problema: per strada vige una sola regola, la legge della giungla, la legge del più forte, meglio conosciuta come quella del clacson più potente. Il resto non conta: il senso di marcia, la divisione in corsie della carreggiata, le regole di sorpasso, tutto è lasciato alla libera scelta di ogni singolo conducente. Chiunque può guidare ovunque, perciò anche nelle strade a percorrenza veloce è permesso il transito a tuk tuk, motorette, carri da traino, biciclette, ma anche a pedoni, animali e mezzi di locomozione non ben identificati. Eravamo perfettamente al corrente della complessità del traffico indiano, ma nonostante ciò, riesce comunque a sorprenderci. Vale lo stesso per il Golden Temple, il più sacro tra i templi sikh che ci dà ufficialmente il benvenuto nel paese e nel mondo induista. Ciò che ci conquista è la celebrazione del patriottismo che giornalmente si evoca in occasione del cambio della guardia: centinaia di uomini, donne e bambini, con le facce dipinte di bandiere e di gioia, esprimono il massimo orgoglio per le proprie origini, con danze sfrenate e cori da stadio. Scappiamo verso una delle sette meraviglie del mondo, il Taj Mahal di Agra. E’ impossibile rimanere indifferenti davanti alla maestosità dell’edificio, grande quanto l’amore provato per la donna a cui è dedicato. Il nostro viaggio prosegue ed è la volta del Rajastan: Jaipur, la caotica città rosa invasa dalle scimmie, quanto Udaipur, la piccola Venezia indiana dai magici tramonti, sono l’ennesima conferma di quanto l’uso del clacson sia estremamente fondamentale alla sopravvivenza stradale. Purtroppo qui iniziamo a renderci conto anche del secondo grande problema che affligge (come scopriremo più tardi) l’intero paese, ossia la sporcizia. Stanchi del caos cittadino, tentiamo le strade interne di montagna, speranzosi di trovare un pò di quiete e solitudine, ma ci sbagliamo. Ci rendiamo conto che, nel bene e nel male, non saremo mai soli: il numero di abitanti dell’India è quasi pari a quello della Cina e quindi di gran lunga più alto di quello che in realtà il paese sia in grado di ospitare. Ellora ci regala una fantastica giornata tra le grotte, ma ciò che ci lascia senza fiato è sicuramente la grotta numero 16, il Kailasa Temple, un megalito scavato su un’unica roccia. Hampi invece è un vero e proprio viaggio nel libro della giungla, immerso nella natura e abitato dalle scimmie. L’avventura prosegue nella regione del Goa, dove ci concediamo un pò di relax nella tranquilla spiaggia di Palolem: facciamo il bagno nell’oceano indiano, gustiamo del delizioso pesce fresco e ci addormentiamo cullati dal suono delle onde. Stremati dalle difficoltà del traffico, decidiamo di spedire la moto a nord via treno: l’impresa non risulta semplice, ma grazie all’aiuto di Mr. Kartha, il simpatico “boss” della stazione, riusciamo a trovare la giusta soluzione per mandare la moto fino a Siliguri, dove la raggiungeremo per via aerea la settimana seguente. L’ultima tappa indiana è quella che ci porta fino al confine con il Myanmar, anche stavolta non privi di ostacoli: strade troppo rotte, a tratti fangose e piene di sassi, rallentano l’uscita da un paese che fino alla fine ci mette a dura prova, quasi come se non volesse farci andar via.

Chi siamo?Siamo Michele e Valentina e dal 2016 viaggiamo con la nostra moto. Motorbye è un progetto di vita che ci permette di scoprire il mondo sei mesi l’anno, mentre gli altri sei ci dedichiamo ad un lavoro stagionale. Ad oggi abbiamo visitato oltre 30 stati in tutti e 5 i continenti, ma questo è solo l’inizio…..

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La nostra moto: Bmw gs 1200 anno 2008
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Video originale su YouTube pubblicato da Motorbye. Rating 0



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