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Entrati in Laos la strada, ricca di curve verdeggianti, ci porta dritti a Luang Prabang, dove visitiamo le grotte lungo il Mekong, il fiume più lungo di tutta l’Indocina, che ci regala scorci davvero suggestivi, soprattutto al tramonto. Anche le cascate, poco lontane dal centro, creano un vero paradiso naturale, dove ci concediamo un tuffo rigenerante nell’acqua fresca delle lagune.
Il nostro itinerario procede verso sud e la natura ancora non ci abbandona. Arriviamo nell’altopiano di Bolaven, dove la vita scorre lenta e in assoluta tranquillità, la maniera perfetta per riuscire ad apprezzare la semplicità delle piccole cose, lontano dal lusso del mondo moderno.
Totalmente spensierati, ci dirigiamo verso il confine con la Cambogia, la meta finale di Direzione Est. Non avremmo mai potuto immaginare di andare incontro all’ennesima complicazione.
Dopo dieci interminabili ore di pullman fino alla capitale cambogiana, ci rechiamo al ministero del turismo per richiedere il permesso. Nell’attesa del rilascio del documento, decidiamo di visitare con i mezzi pubblici i principali punti di interesse della Cambogia, tra cui la prigione S-21, sede di tortura delle vittime del regime dei khmer rossi, il campo di sterminio di Phnom Penh, testimonianza del genocidio cambogiano e naturalmente i templi di Angkor.
Ottenuto il permesso dopo qualche giorno, ce ne torniamo al confine con il Laos a recuperare la moto, dopodiché ci mettiamo di nuovo in marcia verso Phnom Penh, ma stavolta su due ruote. Nel tragitto ne approfittiamo per fare una sosta a Kratie per avvistare le orcelle, rara specie di delfino che vive nel Mekong.
Dopo circa un mese e mezzo di viaggio in nave, in direzione ovest stavolta, la nostra moto torna in Italia e possiamo finalmente riabbracciarla. Felici di averla ritrovata tutta intera, la scartiamo con gli occhi lucidi e già riaffiorano i mille ricordi provenienti dall’altra parte del mondo. La soddisfazione di aver portato a termine la nostra avventura è davvero grande e forse solo oggi che ci rivediamo a casa tutti e tre insieme, ci rendiamo conto che tutto è successo veramente. Il nostro racconto adesso è davvero finito e come avrete capito, abbiamo deciso di non nascondervi nulla di ciò che realmente è accaduto, cercando di rivelarvi sia il fascino che le difficoltà che esistono nell’affrontare viaggi di questo tipo. Ma soprattutto di ricordarvi quanto viaggiare ci rende felici, ci fa crescere, ci mette davanti a realtà sconosciute e lontane e ci fa rendere conto prima di tutto che ogni parte del mondo ha qualcosa da insegnare. Quindi non abbiate paura, non fatevi mai frenare dai pregiudizi o dal timore di non poter potercela fare. Mettetevi in gioco, siate prudenti, ma partite. Perché ciò che insegna un viaggio non lo troverete sui libri.

Chi siamo?
Siamo Michele e Valentina e dal 2016 viaggiamo con la nostra moto. Motorbye è un progetto di vita che ci permette di scoprire il mondo sei mesi l’anno, mentre gli altri sei ci dedichiamo ad un lavoro stagionale. Ad oggi abbiamo visitato oltre 30 stati in tutti e 5 i continenti, ma questo è solo l’inizio….. 😀

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La nostra moto: Bmw gs 1200 anno 2008
Sospensione:
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Video originale su YouTube pubblicato da Motorbye. Rating 0



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